IMMAGINE DI REPERTORIO
C’è un’immagine che, più di mille discorsi tecnici o slide presentate in qualche asettico convegno, racconta cos’è diventata la cura oggi. È la gente in fila, sotto il cielo di Napoli, che aspetta. Non aspetta il bus, non aspetta l’apertura di un negozio. Aspetta di essere vista. L’iniziativa del Pascale, che ha portato i suoi medici e i suoi screening gratuiti in piazza, non è solo un evento di prevenzione. È un segnale. Un grido, quasi. Vedere i camici bianchi fuori dalle mura dell’ospedale fa un certo effetto… ti fa pensare a quanto siamo arrivati vicini al punto di rottura, se per farsi curare dobbiamo sperare che la sanità ci venga incontro per strada.
R. F., presente all’evento, lo ha detto chiaramente: questa è la direzione. Una sanità vicina ai cittadini. Ma perché ci siamo allontanati così tanto? Perché un cittadino deve sentirsi un “utente” miracolato se riesce a fare una visita senza aspettare mesi? La prevenzione non dovrebbe essere un evento eccezionale, dovrebbe essere il respiro normale di una società civile. Invece oggi, vedere un medico in piazza sembra un atto rivoluzionario. E forse lo è. Camminando tra i gazebo, senti le storie delle persone. C’è chi non faceva un controllo da anni, chi dice “non potevo permettermelo”, chi semplicemente aveva paura della burocrazia. È una questione di umanità, di tornare a guardarsi negli occhi senza il filtro di un call center per le prenotazioni.
Il divario che uccide: tra Nord e Sud la salute non è uguale per tutti
Non possiamo girarci dall’altra parte. Questa iniziativa a Napoli accende un faro su una ferita che non smette di sanguinare: la disparità territoriale. Si parla tanto di autonomia, di gestione regionale, ma la verità cruda è che il codice postale dove nasci decide quanto vivrai. In Campania, nonostante eccellenze mondiali come il Pascale, la lotta è quotidiana. Mentre al Nord i modelli di sanità territoriale sono più radicati (anche se in crisi pure lì, sia chiaro), qui al Sud la sanità è stata per anni un bancomat della politica o, peggio, un deserto di servizi.
La “sanità di prossimità” di cui parla R. F. non può restare uno slogan da campagna elettorale. Deve essere sovranità popolare applicata alla vita. Perché se il popolo non ha accesso alla salute, di quale sovranità parliamo? La gente del Sud è stanca di viaggiare, dei famosi “viaggi della speranza” verso Milano o Bologna. Portare l’ospedale in piazza è un atto di resistenza culturale. Significa riappropriarsi del diritto alla vita nel proprio territorio. Ma è anche la prova del nove di un sistema che, se non si muove fisicamente verso il cittadino, rischia di implodere sotto il peso di liste d’attesa infinite e tagli lineari che hanno massacrato il diritto alla salute garantito dalla Costituzione.
I numeri della crisi: cosa dicono i dati sulla nostra pelle
I dati non mentono, e purtroppo non sono rassicuranti. Secondo l’ultimo rapporto SVIMEZ, il divario nella speranza di vita tra un cittadino campano e uno trentino è di quasi tre anni. Tre anni di vita “rubati” dalle carenze strutturali. E non è finita qui. I dati del Ministero della Salute e della Corte dei Conti evidenziano come la mobilità sanitaria passiva (chi va a curarsi fuori regione) costi alla Campania centinaia di milioni di euro ogni anno. Soldi che finiscono nelle casse delle regioni del Nord, impoverendo ulteriormente il nostro territorio.
L’ISTAT ci ricorda che la spesa sanitaria pro capite al Sud è sistematicamente inferiore alla media nazionale. Se a questo aggiungiamo che la povertà assoluta impedisce a un numero crescente di famiglie di ricorrere alla sanità privata (l’unico sfogo per chi non può aspettare i tempi del pubblico), il quadro è drammatico. Nel 2024, oltre il 7% degli italiani ha rinunciato a cure necessarie per motivi economici o per le liste d’attesa troppo lunghe. Iniziative come quelle del Pascale in piazza sono ossigeno puro, ma servono interventi strutturali, non solo straordinari. Senza investimenti massicci sul personale e sulle strutture locali, la “vicinanza” resterà un miraggio.
Una scelta di campo: o con il popolo o con i tagli
Siamo stanchi di sentire parlare di bilanci, pareggi di bilancio e vincoli europei quando c’è di mezzo la pelle delle persone. La salute è un diritto indisponibile. Quello che abbiamo visto oggi a Napoli è la dimostrazione che quando c’è la volontà, i medici sono pronti a stare tra la gente, a sporcarsi le mani, a fare comunità. Ma questa non può essere l’eccezione. Deve diventare la regola. Noi di Sovranità Popolare Napoletana denunciamo con forza ogni tentativo di privatizzazione strisciante della sanità. Difendere il pubblico significa difendere i più deboli.
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📚 FONTI
- SVIMEZ: Rapporto sull’economia e la società del Mezzogiorno.
- ISTAT: Rapporto sulle condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari in Italia.
- Ministero della Salute: Monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
- Corte dei Conti: Relazione sulla gestione finanziaria dei servizi sanitari regionali.
- Comunicati Ufficiali Istituto Tumori Fondazione Pascale.
©️ Sovranità Popolare Napoletana – Diritti Riservati
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