IMMAGINE RISERVATA
C’è un silenzio strano, quasi pesante, quando cammini in certe zone industriali tra Milano, Sesto San Giovanni o la Brianza. È il silenzio di chi sa che il pericolo non è passato, ma è rimasto lì, annidato nei polmoni, pronto a svegliarsi dopo trent’anni. Mi chiedo spesso come sia possibile che, nel 2026, si debba ancora scrivere di persone che si ammalano per aver fatto semplicemente il proprio dovere, per aver costruito il “miracolo economico”. Eppure, i dati della UIL Lombardia gridano una verità che fa male: siamo i primi. I primi in Italia per casi riconosciuti. Non è una medaglia di cui vantarsi, è una ferita aperta che continua a spurgare dolore nelle case di migliaia di famiglie.
Ricordo la storia di un uomo, chiamiamolo G., che ha passato trent’anni in fabbrica. Diceva sempre che la polvere era parte del paesaggio, come la nebbia la mattina. Non ci pensavi, era il lavoro. Poi, una mattina, il respiro si fa corto. Una scala diventa l’Everest. E lì capisci che quella polvere non era solo sporco, era una condanna. Fa rabbia, sapete? Fa rabbia perché sapevano. Forse non tutto, forse non subito, ma si sapeva che quella fibra magica, l’eternit, era un killer silenzioso. Ed è assurdo pensare che oggi, mentre parliamo di intelligenza artificiale e città del futuro, ci siano ancora tetti che si sgretolano sopra le nostre teste, spargendo morte a ogni folata di vento. Ma d’altronde, la salute quanto vale rispetto al profitto? Forse, per qualcuno, è sempre valsa troppo poco.
Una ferita che spacca l’Italia: la disparità del dolore
Questa non è solo una questione di medicina, è una questione politica e sociale profonda. Se guardiamo la mappa dei riconoscimenti Inail, la Lombardia svetta, seguita dal Piemonte e dalla Liguria. È il triangolo industriale che paga il conto più salato. Ma attenzione a non cadere nell’errore di pensare che il Sud sia immune. Al Sud l’amianto c’è, eccome, ma spesso manca la cultura della denuncia, mancano le strutture per monitorare, o forse, semplicemente, si muore in silenzio senza che nessuno metta un timbro su una carta.
C’è una disparità territoriale che urla vendetta. Mentre al Nord le associazioni dei lavoratori e i sindacati come la UIL hanno creato una rete di pressione costante, in altre parti d’Italia il nesso causale tra lavoro e malattia viene ancora troppo spesso ignorato o insabbiato. È la sovranità popolare calpestata: il diritto a vivere in un ambiente sano dovrebbe essere uguale da Sondrio a Ragusa, eppure i numeri ci dicono che il riconoscimento della malattia professionale è ancora un percorso a ostacoli, un privilegio per chi ha la forza di lottare. Perché dobbiamo sempre lottare per l’ovvio? Perché un operaio lombardo deve sentirsi fortunato (che parola amara!) se gli viene riconosciuta l’esposizione, mentre un lavoratore di una fabbrica dismessa del Meridione finisce nel dimenticatoio delle statistiche? È una frattura culturale che non possiamo più permetterci.
I numeri della strage: cosa dicono le fonti ufficiali
Parliamo di fatti, perché le emozioni senza dati rischiano di sembrare solo sfoghi. Secondo l’ultimo rapporto della UIL Lombardia, basato su elaborazioni di dati Inail e del Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM), la Lombardia detiene il triste record nazionale. Nel solo ultimo anno analizzato, le denunce di malattie asbesto-correlate nella regione hanno rappresentato oltre il 25% del totale nazionale.
- Mesotelioma pleurico: Il tempo di latenza può arrivare a 40 anni. Questo significa che i picchi che vediamo oggi sono il frutto delle esposizioni degli anni ’80 e ’90.
- Dati ISTAT: Le morti per tumori respiratori legati all’amianto non accennano a diminuire drasticamente, segno che la bonifica è in ritardo cronico.
- Bonifiche: Secondo il Ministero dell’Ambiente, rimangono ancora milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto sparsi sul territorio nazionale. La Lombardia, pur essendo la più attiva nelle rimozioni, è anche quella con il carico storico più pesante da smaltire.
- Sentenze e indennizzi: Il tribunale di Milano è uno dei più attivi, ma i tempi della giustizia civile per ottenere un risarcimento superano spesso i 5-7 anni, un tempo che molti malati purtroppo non hanno.
Questi non sono solo “numeri”. Sono persone. Dietro ogni punto percentuale c’è un funerale, una vedova, un figlio che ha visto il padre spegnersi un respiro alla volta. La Corte dei Conti ha più volte richiamato le istituzioni sulla lentezza dei piani di bonifica, definendoli spesso “insufficienti e frammentati”.
La nostra denuncia: non lasciamoli soli
Non possiamo più accettare che il progresso sia lastricato di lapidi. La denuncia della UIL Lombardia non è solo un grido sindacale, è un richiamo alla nostra coscienza collettiva. Stiamo parlando di una strage che si poteva evitare e che si deve fermare. Chiediamo con forza che la mappatura degli edifici pubblici e privati venga completata subito, senza deroghe, senza scuse burocratiche. Non è possibile che ci siano ancora scuole o ospedali con la fibra killer nei solai.
Questa è informazione dal basso, questa è resistenza. Noi non smetteremo di scrivere, di indagare e di dare voce a chi non ha più fiato per urlare. Ma per farlo, abbiamo bisogno di voi. La nostra è una comunità che si sostiene con la verità, lontano dai palazzi del potere che preferiscono girarsi dall’altra parte per non vedere le polveri sottili del passato.
Sostieni il nostro giornalismo indipendente. Abbonati alla nostra testata o acquista i nostri gadget della resistenza informativa. Ogni piccolo contributo serve a mantenere accesa la luce su questi temi che i grandi media dimenticano troppo in fretta. Siamo cittadini, siamo lavoratori, siamo persone. E non permetteremo che il silenzio diventi la nostra prossima prigione.
FONTI:
- Report UIL Lombardia 2024/2025 su Malattie Professionali.
- Rapporto VII ReNaM (Registro Nazionale Mesoteliomi) – INAIL.
- Rapporti ISTAT sulla mortalità per tumori professionali in Italia.
- Comunicati ufficiali Ministero della Salute e Ministero dell’Ambiente sulla mappatura amianto.
- Sentenze storiche del Tribunale di Milano – Sezione Lavoro.
©️ Sovranità Popolare Napoletana – Diritti Riservati


