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Ma ci avete mai pensato davvero? A volte la storia si diverte a fare dei giri immensi, quasi per prenderci in giro, per metterci davanti allo specchio e chiederci chi siamo veramente. Mi è capitato di vedere quell’immagine, quel gesto di baciare un logo, un simbolo, mentre nell’aria vibra ancora quell’eco brutta di cori e di insulti contro Napoli. Fa strano, no? Vedere qualcuno che rivendica un’appartenenza con tanta foga, magari lanciando offese verso il Sud, mentre sul petto porta proprio un pezzetto di quella terra che tanto disprezza. È un cortocircuito mentale che ti lascia lì, a bocca aperta, a riflettere su quanto l’odio spesso sia solo figlio della più profonda ignoranza. Quella ignoranza che non ti fa vedere che i “mastini” raffigurati nello stemma che baci con tanto orgoglio, beh, hanno radici che affondano proprio nel suolo campano. È quasi poetico, se non fosse così triste.
E poi c’è la questione di Romeo e Giulietta. La grande storia d’amore, il simbolo di una città intera, il motore del turismo e del vanto veronese. Ma se scaviamo un po’, se togliamo la polvere dai libri veri, cosa troviamo? Troviamo che quella narrazione, quel dramma che ha fatto piangere il mondo, non nasce mica tra le nebbie del Nord. Nasce sotto il sole di Salerno, nelle novelle di Masuccio Salernitano. È incredibile come ci abbiano costruito sopra un’identità intera, dimenticandosi – o forse facendo finta di non sapere – che devono tutto a noi. Dovrebbero ringraziarci, ogni singolo giorno, per avergli regalato l’unica storia che li rende celebri ovunque. Invece no, il trattamento mediatico è sempre lo stesso: il Sud che arranca, il Sud da insultare, mentre il Nord si veste con i nostri abiti migliori e ci guarda dall’alto in basso. Ma la verità è testarda, non la puoi cancellare con un coro allo stadio.
Questa disparità di trattamento, questo razzismo strisciante che esplode appena c’è una partita di calcio, è lo specchio di un’Italia che non vuole fare i conti con se stessa. C’è un abbandono istituzionale che parte dai libri di scuola e arriva fino alle redazioni dei grandi giornali, dove si preferisce ignorare le radici comuni per alimentare la solita narrazione del “Nord civile” contro il “Sud problematico”. Ma chi è più civile? Chi riconosce la propria storia o chi la rinnega mentre la bacia sulla maglia? È una sovranità popolare che dobbiamo riprenderci, partendo dal basso, dalla consapevolezza di chi siamo e di cosa abbiamo dato a questo Paese. Non è solo calcio, è dignità territoriale. È la voglia di dire: “Ehi, guarda che quel cane che porti sul cuore è mio, e quella storia che racconti ai turisti l’ho scritta io”.
Forse è arrivato il momento di smetterla di stare in silenzio. Di fronte a certi paradossi, la reazione non deve essere la rabbia cieca, ma la cultura, la memoria. Dobbiamo essere noi a raccontare queste cose, perché nessun altro lo farà per noi. Il divario tra Nord e Sud non è solo economico, è prima di tutto un divario di narrazione. Ci hanno convinto di essere la periferia, quando invece siamo stati il centro creativo per secoli. Ogni volta che sentite un coro razzista, ricordatevi dei mastini e di Masuccio. Sorridete, perché alla fine la verità è un’arma che non possono disarmare. Siamo noi i custodi di una bellezza che altri possono solo provare a imitare, spesso senza nemmeno capire cosa stanno copiando.
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Fonti:
- Il Novellino, Masuccio Salernitano (1476) – Origini della trama di Romeo e Giulietta.
- Archivio Storico Araldico: Evoluzione del simbolo dei Mastini e legami con le razze canine del Meridione.
- Documenti ufficiali del Comune di Verona su marketing territoriale e mito shakespeariano.
Sovranità Popolare Napoletana – Diritti Riservati


