Mentre la città si tinge di un turismo di massa che divora i quartieri, come un cancro silenzioso, esiste un luogo ai piedi della collina di Posillipo che incarna il fallimento della politica e la vittoria dell’oblio: lo Sferisterio. Mi trovo qui, tra le erbacce che spaccano il cemento, a riflettere su come un tempio dello sport popolare sia diventato il simbolo della speculazione mai risolta.
Costruito negli anni ’50 lo Sferisterio non era solo un impianto per il gioco della palla basca o del tamburello; era un polmone sociale. In una Napoli che cercava di rialzarsi dopo la guerra, quel “catino” rappresentava il diritto del popolo alla bellezza e al tempo libero, sottratto alle logiche del profitto. Eppure, la storia di questo gigante è una cronaca di promesse elettorali scritte sulla sabbia.
Il declino: un delitto premeditato?
Dalla chiusura negli anni ’80, abbiamo assistito a un valzer di progetti ridicoli: centri commerciali, multisala, parcheggi interrati. Ogni giunta ha messo il suo “marchio” di finta rigenerazione urbana senza mai ascoltare la base sociale. Perché non restituire lo Sferisterio ai giovani di Fuorigrotta e Bagnoli come centro sportivo gratuito? La risposta è semplice, quanto amara: non genera rendita.
Il degrado attuale non è un caso, è una scelta politica. Lasciare che una struttura marcisca serve a giustificare, domani, l’abbattimento in favore del privato di turno che costruirà appartamenti di lusso “vista mare” (ma con l’anima sporca). Come ricercatore, non posso che vedere in queste mura sbrecciate il riflesso di una sovranità scippata ai cittadini.
Una battaglia di dignità
Non si tratta solo di “recuperare un edificio”. Si tratta di riprendersi lo spazio pubblico. La lotta per lo Sferisterio è la lotta contro la gentrificazione che espelle i napoletani dalle proprie radici. Se non difendiamo questi luoghi, diventeremo stranieri in casa nostra, spettatori di una città-museo ad uso e consumo del capitale globale.
La nostra memoria storica ci insegna che il popolo, quando si organizza, può fermare l’onda d’urto del neoliberismo selvaggio. Lo Sferisterio deve tornare al popolo, o resterà la lapide di una democrazia tradita.