Gaeta, il porto trasformato in discarica degli USA
Il Report di Sovranità Popolare Napolitana sul traffico di pet-coke americano che avvelena il Golfo nel silenzio delle istituzioni.
Il Mezzogiorno d’Italia continua a essere trattato come una servitù logistica e ambientale a uso e consumo degli interessi speculativi transatlantici. L’ultimo caso emblematico arriva dal porto commerciale di Gaeta, divenuto ormai il punto d’approdo strategico per migliaia di tonnellate di pet-coke — il famigerato carbone di petrolio — trasportato via nave direttamente dagli Stati Uniti. Nel video-servizio incorporato in questa pagina, documentiamo la frequenza sistematica di questi sbarchi, l’impatto devastante delle polveri sottili sulle popolazioni del Sud Pontino e della Campania settentrionale, e l’assoluta ipocrisia dei media mainstream, pronti a osannare lo sviluppo infrastrutturale mentre nascondono i costi ambientali scaricati sui territori.
Il traffico del veleno nero: dalla raffinazione USA alle banchine di Gaeta
Il pet-coke (petroleum coke) è il residuo pesante e ad alto contenuto di carbonio derivante dal processo di raffinazione del petrolio greggio. Considerato uno dei combustibili più economici ma allo stesso tempo più inquinanti del pianeta a causa delle elevate concentrazioni di zolfo e metalli pesanti, trova a Gaeta una corsia preferenziale di sbarco.
I numeri dello sbarco e le navi della vergogna
I dati raccolti sul campo e le denunce delle opposizioni locali delineano un quadro inquietante. Dall’inizio dell’anno si sono susseguiti molteplici sbarchi: ogni singola nave mercantile, proveniente dai porti americani, riversa sulle banchine dello scalo laziale circa 20.000 tonnellate di questo materiale. Nel solo 2025 il porto di Gaeta ha movimentato un totale imponente di rinfuse solide, all’interno delle quali la voce dei carboni e derivati petroliferi ha raggiunto quote spaventose. Questo flusso incessante viene gestito sulle banchine e poi stoccato temporaneamente, prima di essere trasportato su gomma verso i depositi della vicina Sessa Aurunca.
Il caso della Ocean Jubilee e il dilavamento in mare
La gestione delle operazioni di sbarco è finita al centro di durissime polemiche a seguito della diffusione di immagini inconfutabili. Durante le operazioni di scarico della nave Ocean Jubilee, in concomitanza con un violento acquazzone, sono state filmate colature scure e dense lungo le fiancate dello scafo, con un conseguente e diretto dilavamento di polveri di pet-coke nello specchio acqueo del porto. Un episodio che dimostra come la filiera delle rinfuse “sporche” non sia tenuta in modalità stagna e protetta, minacciando direttamente l’ecosistema marino di un golfo storicamente dedito al turismo e alla mitilicoltura.
L’impatto sul territorio: 670 camion a viaggio sulla via Flacca
Il dramma del pet-coke a Gaeta non si esaurisce entro il perimetro del porto commerciale, ma si riversa interamente sulla viabilità cittadina e comprensoriale, svelando la totale assenza di una regia pubblica a tutela dei cittadini.
La polverizzazione e i rischi per la salute
La frammentazione del materiale durante lo sbarco e il carico favorisce la dispersione aerea di polveri sottili (PM10 e PM2.5). Una volta depositate sui piazzali, queste polveri vengono sollevate dal vento e dai mezzi pesanti. Per trasferire un singolo carico di una nave da 20.000 tonnellate, è necessario l’impiego di circa 670 camion. Questo immenso serpentone di mezzi pesanti attraversa quotidianamente la strada statale 7 quater Via Flacca, un’arteria stradale già satura e strutturalmente insufficiente, congestionando il traffico e moltiplicando le emissioni di gas di scarico nei comuni del Golfo.
La disparità di trattamento mediatico e politico
Se un’operazione di movimentazione industriale così impattante e con tali criticità ambientali fosse avvenuta a ridosso di un’area turistica del Nord Italia, come il Lago di Garda o la Riviera Ligure, avremmo assistito a mobilitazioni governative immediate. A Gaeta, cerniera tra il basso Lazio e la Campania, tutto avviene nel silenzio della grande stampa nazionale, che ha persino celebrato lo scalo in programmi televisivi di punta senza fare la minima menzione della “linea nera” che soffoca la popolazione.
| Parametro dell’Impatto | Entità del Fenomeno a Gaeta | Destinazione / Effetto sul Territorio |
|---|---|---|
| Volume Medio per Nave | ~20.000 Tonnellate di pet-coke | Importato interamente dagli Stati Uniti |
| Frequenza Flussi | Molteplici navi all’anno | Movimentazione in costante crescita |
| Impatto Logistico | ~670 Camion per singolo sbarco | Transito forzato sulla via Flacca verso Sessa Aurunca |
| Rischi Ambientali | Dispersione PM10, PM2.5 e dilavamento in mare | Contaminazione delle acque e dell’aria del Golfo |
La legislazione europea, a partire dalla Direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria, impone limiti severissimi per il monitoraggio delle polveri aerodisperse. Nonostante la società di gestione portuale Intergroup difenda la legittimità formale delle proprie autorizzazioni e consideri le percentuali di pet-coke marginali rispetto al traffico complessivo, il nodo politico resta irrisolto. L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale continua ad ampliare i carichi di materiali delicati e rifiuti (comprese le ecoballe) senza aver mai concordato con le amministrazioni locali del Sud Pontino un piano di sostenibilità stradale e ambientale.
“Il porto commerciale di Gaeta viene gestito come un’entità extraterritoriale, un corpo separato che macina profitti privati scaricando le esternalità negative — polveri, traffico pesante e inquinamento marino — sulla salute dei cittadini meridionali. Siamo di fronte al classico schema coloniale: la materia prima di scarto arriva dai colossi industriali americani, e il Sud Italia si fa carico di respirarne i veleni.”
Il Punto:
Il porto di Gaeta non può trasformarsi nella pattumiera energetica degli Stati Uniti in nome del profitto di pochi operatori logistici. È necessario pretendere l’immediata sospensione del traffico di rinfuse scoperte, l’attivazione di centraline stabili di monitoraggio dell’aria gestite da Arpa Lazio e un tavolo istituzionale urgente che metta al primo posto la salute pubblica del Mezzogiorno.
Cosa pensi dello sfruttamento ambientale del Golfo di Gaeta? Eri a conoscenza del fatto che migliaia di tonnellate di scarti petroliferi americani transitano ogni mese sulle nostre strade? Esprimi la tua opinione lasciando un commento qui sotto.
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Fonti e Approfondimenti
Video-Servizio Originale: Gaeta discarica USA: il ricatto ambientale del pet-coke nel Golfo – Canale YouTube ufficiale “Sovranità Popolare Napolitana”.
Atti Istituzionali Nazionali e Regionali: Interrogazione a risposta immediata presentata presso la Regione Lazio in merito alla sicurezza ambientale e alla movimentazione del pet-coke nel porto commerciale di Gaeta.
Denunce Civiche e Politiche: Report e note stampa dei circoli territoriali del Sud Pontino e della consigliera comunale Paola Villa relativi ai monitoraggi ambientali delle navi cariche di rinfuse.
Dati di Traffico Portuale: Piano Operativo Triennale dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale e bilanci merci dello scalo di Gaeta.
Normativa Europea: Direttiva 2008/50/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa.


