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C’è un silenzio strano che avvolge i palazzi del potere finanziario, un silenzio che arriva d’oltralpe e che gela le speranze di chi credeva in una scossa per la nostra economia. Quando senti parlare di “prudenza” e “pazienza” da chi gestisce i cordoni della borsa, sai già che non è una buona notizia per chi sta dall’altra parte dello sportello. J.B., il vCFO di Credit Agricole, lo ha detto chiaramente: si va piano. Ma dietro questa calma apparente, dietro questa strategia di attesa, c’è la vita reale di migliaia di famiglie e imprese italiane che non possono permettersi il lusso di aspettare. Perché se Parigi decide di rallentare, a soffrire è la provincia italiana, sono i nostri territori, è quella sovranità economica che continuiamo a cedere pezzo dopo pezzo, mentre ci dicono che è per il nostro bene. Fa rabbia, sapete? Fa rabbia vedere come il nostro risparmio, il sangue e il sudore dei nostri padri, diventi una variabile nei fogli di calcolo di un ufficio a Montrouge.
Eppure, sembrava che l’Italia fosse diventata la loro terra promessa. Ma oggi la narrazione cambia. Si dicono “pazienti”, dicono di voler guardare al lungo periodo. Ma chi ce l’ha il lungo periodo qui? Non ce l’ha il piccolo imprenditore che aspetta un segnale per investire, non ce l’ha la coppia che vede i tassi ballare mentre le grandi banche decidono se e quanto espandersi ancora. Mi chiedo, e lo chiedo a voi: ma questa pazienza non somiglia terribilmente a una mancanza di fiducia? O peggio, a una strategia per prenderci per stanchezza e poi fare shopping quando saremo ancora più deboli? È una storia che nessuno racconta mai fino in fondo, preferendo i termini tecnici alle verità scomode. Ma la verità è che quando i giganti rallentano, i piccoli restano schiacciati nel fango dell’incertezza.
La spaccatura tra centri di potere e territori dimenticati
Questa “prudenza” non colpisce tutti allo stesso modo. È la solita vecchia storia delle due Italie, che si riflette persino nelle scelte di una banca straniera. Se il Nord, bene o male, resta un terreno di conquista appetibile, il Sud e le aree interne guardano a queste dichiarazioni con una paura diversa. Che ne sarà degli investimenti nelle zone dove il credito è già un miraggio? La disparità territoriale non è solo un dato statistico, è una ferita aperta che decisioni come queste rischiano di infettare ulteriormente. C’è una distanza siderale tra il linguaggio felpato della finanza e la realtà di chi, dal basso, lotta per la propria sovranità quotidiana.
Perché vedete, la sovranità popolare non è un concetto astratto da libri di storia. È il diritto di una comunità di decidere del proprio destino economico. E invece, ci troviamo qui a commentare le parole di un dirigente francese per capire se domani ci sarà più o meno ossigeno per le nostre imprese. È un capovolgimento della realtà che dovrebbe farci gridare allo scandalo. Abbiamo delegato la gestione della nostra ricchezza a chi non ha alcun legame con la terra, con la cultura e con le necessità del popolo italiano. Il confronto tra la solidità dei centri finanziari europei e la fragilità delle nostre periferie è impietoso. È un sistema che premia chi aspetta e punisce chi ha bisogno di agire ora. E la politica? La politica osserva, rassicurata dai bilanci in ordine, ignorando che quei numeri sono spesso costruiti sul vuoto lasciato nei nostri territori.
I numeri della cautela: cosa dicono i dati reali
Non sono solo sensazioni, lo dicono i fatti. Se guardiamo alle analisi della Banca d’Italia e agli ultimi rapporti ISTAT, il quadro è impietoso. La crescita del PIL italiano è stimata intorno a uno scarso 0,7-1%, una fragilità che giustifica, agli occhi dei banchieri, questa “prudenza”. Ma guardiamo i dati SVIMEZ: il divario tra Nord e Sud sta crescendo, e la stretta creditizia è una delle cause principali. Se Credit Agricole, che ormai controlla pezzi enormi del nostro mercato dopo le acquisizioni degli anni passati (pensiamo a Cariparma o CreVal), decide di tirare il freno a mano, l’effetto domino è assicurato.
Secondo l’ultimo bollettino economico di Bankitalia, i prestiti alle imprese hanno subito una contrazione significativa nell’ultimo anno, con tassi che restano elevati nonostante il calo dell’inflazione. In questo contesto, la “pazienza” di J.B. significa una cosa sola: i rubinetti resteranno socchiusi. I dati della Corte dei Conti sulle partecipazioni bancarie confermano che il mercato italiano è sempre più terreno di consolidamento per i colossi esteri, che però, alla prima folata di vento freddo, preferiscono la cautela alla spinta. È un paradosso: l’Italia è un mercato profittevole, ma i profitti vengono gestiti altrove, lasciando a noi solo le briciole di una crescita che non arriva mai.
Una resistenza necessaria per l’informazione dal basso
Non possiamo stare a guardare mentre decidono del nostro futuro con un’alzata di spalle. Questa non è solo una cronaca di borsa, è una denuncia vera e propria contro un sistema che ci vuole spettatori passivi della nostra decadenza. Noi di Sovranità Popolare Napoletana crediamo che l’informazione debba tornare a essere uno strumento di lotta, un modo per risvegliare le coscienze e dire “basta” a questa finanza predatoria che si maschera da prudenza.
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FONTI
- Comunicato stampa Credit Agricole – Presentazione Risultati Annuali 2024/2025
- Banca d’Italia – Bollettino Economico n. 1 del 2024
- ISTAT – Rapporto sulla situazione economica del Paese 2024
- SVIMEZ – Rapporto sull’economia del Mezzogiorno
- Il Sole 24 Ore – Archivio operazioni M&A settore bancario italiano
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